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sabato 31 marzo 2018

Adriano, Matilda e il salto nel mare

L’appassionante romanzo, edito da il Frangente, è basato su un’accurata indagine storica e ambientato nel secondo secolo dopo Cristo. 


Il libro, arricchito da un importante corredo di illustrazioni, racconta di Adriano, l’imperatore romano ossessionato dallo scorrere del tempo, e di sua moglie Sabina, donna troppo sensibile per vivere al fianco di un uomo pieno solo di se stesso.


Racconta di Matidia, intenzionata a proteggere la sorella Sabina, e del suo devoto amico Marco, marinaio e armatore di una piccola nave da carico. A fare da sfondo alle vicende che portano l’Autore alla formulazione di un’ipotesi sul complesso meccanismo di fatti storici che il tempo ha cancellato per sempre, c’è sua eccellenza e gioia sempiterna, il mare. Il mare indagatore dell’animo umano, il mare delle province dell’Impero che Marco affronta fra tempeste e benevoli soffi, per rincorrere l’irrequieto cammino di Adriano verso un’illusoria ricerca dell’immortalità.




Le più grandi città dell’Impero, la navigazione, i riti religiosi e l’astronomia, i pregiati vini e i salutari cibi dell’epoca portano il lettore in un entusiasmante viaggio nelle province dell’antica Roma, tra personaggi storici e avventure avvincenti vissute dal protagonista, le cui origini mantengono vivo il prezioso patrimonio culturale della lingua greca di Calabria.
Gianluca Sabatini, appassionato di mare, è alla sua seconda opera letteraria. La prima "Sulle rotte dei Romani", permette al diportista moderno di arricchire il proprio bagaglio culturale nautico e guardare con occhi diversi le località che si affacciano sul Mare Nostrum, nel quale affondano le radici della nostra civiltà.
G.S.



venerdì 25 dicembre 2015

C'era una volta ... hotel a Roma

Nella notissima piazza antistante il Pantheon, facendo attenzione si nota una targa che riproduciamo:

foto a.p.

E' un ricordo del fatto che qui nel 1513 dormì Ludovico Ariosto. C'era infatti un albergo (o meglio locanda) che era chiamato "del Montone". Qualche decennio dopo l'esercizio cambiò nome e venne chiamato albergo "del Sole".
Nella Roma del periodo rinascimentale le locande non mancavano anche se bisognava spesso accontentarsi. E qualche volta dovevano adattarsi anche i numerosi seguiti di personaggi importanti. Le locande più numerose erano ovviamente nei pressi di San Pietro: fra i quartieri di Ponte e Borgo c'era una settantina abbondante di esercizi.
Non erano pochi gli alberghetti in zona Campo dei Fiori che all'epoca era un po' in espansione. Una locanda che viene qualche volta menzionata è quella che era chiamata "Croce bianca". 
Fra i "turisti" in genere erano nominate la locanda dell' Orso e quella del Leone. 
All'epoca del successivo Grand Tour i visitatori spesso alloggiavano negli alberghetti che si trovavano.
E gli interessati possono pure visitare, in quel di Ariccia, alcuni ambienti dell'antica locanda Martorelli (ci sono degli affreschi di Taddeo Kuntze e vi soggiornò pure William Turner ).

OOO

ALTRO HOTEL, ALTRA STORIA...



Parte importante dell'hotel Flora -in via Veneto- durante l'occupazione tedesca di Roma fu in buona parte requisito dai nazisti anche per destinarvi alcuni uffici.
In quei giorni vi fu condotto pure Luchino Visconti che però fu presto liberato forse per l'interessamento dell'attrice Maria Denis.
Il 19 dicembre 1943 alcuni partigiani sistemarono alcune esplosivi nella parte esterna e crearono seri danni al pianterreno.

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L'ALBERGO CON AFFRESCO

Restando in via Veneto va segnalato un ampio affresco realizzato da Guido Canorin (anni 1926-27) in un salone dell'ex hotel Ambasciatori (ora Grand Hotel Palace).


Negli affreschi sono rappresentati diversi personaggi della mondanità del tempo. E fra questi ci sarebbe anche Margherita Sarfatti.

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venerdì 27 novembre 2015

Artisti con archibugio

Notoriamente il Sacco di Roma del maggio 1527 fu un evento tragico per l'Urbe e in quell'occasione furono danneggiate anche diverse opere d'arte.

l'episodio in un'incisione dell'artista fiammingo Hieronymus Cock 

Tuttavia nei primi giorni dell'assedio dei Lanzichenecchi e compagni, ci fu un episodio particolare. Il comandante degli assedianti Carlo III di Borbone, connestabile di Francia, morì per le conseguenze di un colpo di archibugio sofferto mentre era a Porta Torrione. Non si sa bene come andarono le cose ma la rosa dei possibili "cecchini" (muniti di archibugio) comprendeva alcuni artisti che erano presenti e armati. Il primo di questi era Benvenuto Cellini che un po' se ne vantò ma fra i possibili archibugieri, a quanto sembra, c'erano anche due amici del Cellini, poi il pittore Giovanni da Udine (della bottega di Raffaello) e infine due bravi orefici (Francesco Valentino e Bernardino Passeri). Pare infatti che fossero un po' tutti, fuori dalla mischia, in un punto dove si poteva ben osservare e sparare. Qualche ora dopo, il ferito morì presso il Convento di S.Onofrio al Gianicolo, ma la morte del comandante degli "imperiali" non evitò poi il Sacco di Roma.