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sabato 30 giugno 2018

Dopo la caduta di Costantinopoli nella Roma ansiosa c'era anche Jacques Cœur

Il papa Niccolo V l'8 luglio 1453 apprese, tramite canali veneziani, della caduta di Costantinopoli avvenuta settimane prima (29 maggio) e ne fu costernato come molti in Europa. Il 30 settembre la Cancelleria pontificia emanava un documento prospettando una crociata. Poco dopo furono avviate una serie di Diete che risultarono inconcludenti. 
Jacques Cœur, il celebre mercante francese caduto in disgrazia alla corte di Carlo VI,  arrivò a Roma poco dopo questi fatti.


il mercante in una vignetta con il suo motto

francobollo in occasione del 500° anniversario della morte
Sullo sfondo il suo notevole palazzo di Bourges


Il pontefice conosceva Jacques Coeur per via delle precedenti ed utili missioni diplomatiche e quindi lo accolse bene ospitandolo, a quanto pare, anche in Laterano. In quel periodo Niccolo V era molto coinvolto nelle relazioni internazionali che potevano essere utili in quel momento difficile della Cristianità ed ipotizzava qualche operazione contro i turchi. 
Molti dei beni del mercante erano stati sequestrati per ordine del re francese, ma non tutto (incluse alcune navi) era in Francia e quindi Jacques Coeur impegnò parte del suo tempo per recuperare quanto possibile. Non ebbe tempo di frequentare molto papa Niccolò V perchè il pontefice iniziò a star male all'inizio del 1455.
Altro personaggio che, quando non era impegnato in missioni, risiedeva a Roma era il cardinale Bessarione. Anche lui era impegnato a recuperare qualcosa (quel che era possibile del mondo culturale bizantino). Lo stesso Bessarione partecipò comunque al brevissimo conclave che si tenne nell'aprile 1455 per l'elezione di papa Callisto III ( l'anziano Alonso Borja, noto sostenitore di una nuova crociata). Allo stesso è riferibile la frase, riportata su una medaglia del 1457 dopo lo scontro di Mitilene (Lesbo) , "fui eletto per l'annientamento dei nemici della Fede (Mussulmani)".


Bessarione  (si era formato a Trebisonda)

La situazione in oriente era tuttavia difficile. Nel despotato di Morea i figli del defunto imperatore bizantino non andavano d'accordo, genovesi e veneziani resistevano come potevano, gli albanesi erano attaccati ma si difendevano, gli ungheresi avvertivano la pressione turca ecc..Il pontefice iniziò con una campagna diplomatica che si dimostrò inefficace (uno dei personaggi da lui incaricati fu il genovese Campora, vescovo di Caffa).
Comunque papa Callisto III organizzò una piccola flotta al comando del cardinale Ludovico Scarampi Mazzarota, patriarca di Aquileia ed a questo si aggiunse con alcuni navi anche Jacques Coeur.  Probabilmente coordinava un gruppo di navi ( Notre Dame Saint - Michel, Notre Dame Saint Denis, Notre Dame Saint Jacques ecc.) dove erano imbarcati suoi amici. 
La flotta nel 1456 raggiunse la zona di Rodi anche per supportare i cavalieri ospitalieri. Ci furono ovviamente degli scontri con i turchi. In tali frangenti il magnate francese fu ferito o si ammalò. Il 25 novembre 1456 comunque Jacques Coeur morì nell'isola di Chio. Fu sepolto in una chiesa di cui non si hanno più evidenze dopo l'occupazione turca dell'isola. Comunque ha lasciato all'interesse dei turisti il suo bellissimo palazzo di Bourges.




giovedì 21 giugno 2018

L'interesse dei Medici di Firenze per l'arte islamica

Nell'ambito di una mostra programmata a Firenze fra il 22 giugno – 23 settembre 2018 gli interessati avranno occasione di farsi un'idea dell'interesse collezionistico dei Medici per l'arte islamica.
Uno dei momenti del rapporto fra Firenze ed Islam si ebbe quando il Sultano d’Egitto Qayt Bay nel 1487 inviò in dono una giraffa a Lorenzo il Magnifico.
Quest'ultimo probabilmente lesse con attenzione le relazioni compilate dall’oratore fiorentino Luigi Della Stufa che era andato in Egitto al seguito di diplomatici.
Già prima di questi fatti l'attenzione di molti fiorentini per il mondo islamico, fu testimoniato nei diari dei mercanti fiorentini Simone Sigoli, Leonardo Frescobaldi e Giorgio Gucci che nel 1384, durante il loro pellegrinaggio in Terrasanta, visitarono pure il Cairo e Damasco, restando spesso sorpresi dalla quantità e dalla straordinaria bellezza dei manufatti.
I Medici, come altri importanti personaggi dell'epoca, acquisirono spesso diverse opere di provenienza orientale (Piero di Cosimo de' Medici privilegiava sovente raffinati manufatti metallici).

In occasione delle citate esposizioni sono stati selezionati diversi interessanti oggetti. Ne riproduciamo alcuni fra quelli medievali.

cofanetto prodotto a Cordoba nel X secolo
foto Civita

Bruciaprofumi, Mosul, inizio XIV
foto Civita

vassoio realizzato in Egitto o Siria fra la fine del XIII e l'inizio del XIV
foto Civita

La mostra è articolata presso l'Aula Magliabechiana delle Gallerie degli Uffizi e presso il Museo Nazionale del Bargello (dove dal 1982 esiste una sala islamica frutto pure di alcune donazioni).


lampada da moschea egiziana-XIV (foto Civita)

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sabato 16 giugno 2018

L'arrivo della galea veneziana a Costantinopoli

L'arrivo della galea veneziana a Costantinopoli di Francesco Liparulo è un romanzo che viene contestualizzato fra il luglio 1422 e la primavera del 1423.



I protagonisti principali sono "mercanti veneziani"  all'epoca del basileus Manuele II Paleologo e del doge Tommaso Mocenigo. Oltre ai mercanti sulla nave ci sono pure balestrieri e giovani alle prime esperienze. Ovviamente nel corso del viaggio veneziani ed altri confrontano le loro idee e la loro cultura.
A parte la trama romanzesca nel testo sono fornite molte informazioni su quelle che erano le merci trattate, il loro costo, le principali tratte, il funzionamento dei porti,  la struttura delle navi. 
Poi si parla del funzionamento della Serenissima al tempo del doge Tommaso Mocenigo (morto nel 1423) e del ruolo del bailo di Costantinopoli Benedetto Emo. In sostanza nel corso dell'intrigante storia di fantasia è ampiamente descritto il mondo dei mercanti veneziani nei primi anni del Quattrocento.





sabato 31 marzo 2018

Adriano, Matilda e il salto nel mare

L’appassionante romanzo, edito da il Frangente, è basato su un’accurata indagine storica e ambientato nel secondo secolo dopo Cristo. 


Il libro, arricchito da un importante corredo di illustrazioni, racconta di Adriano, l’imperatore romano ossessionato dallo scorrere del tempo, e di sua moglie Sabina, donna troppo sensibile per vivere al fianco di un uomo pieno solo di se stesso.


Racconta di Matidia, intenzionata a proteggere la sorella Sabina, e del suo devoto amico Marco, marinaio e armatore di una piccola nave da carico. A fare da sfondo alle vicende che portano l’Autore alla formulazione di un’ipotesi sul complesso meccanismo di fatti storici che il tempo ha cancellato per sempre, c’è sua eccellenza e gioia sempiterna, il mare. Il mare indagatore dell’animo umano, il mare delle province dell’Impero che Marco affronta fra tempeste e benevoli soffi, per rincorrere l’irrequieto cammino di Adriano verso un’illusoria ricerca dell’immortalità.




Le più grandi città dell’Impero, la navigazione, i riti religiosi e l’astronomia, i pregiati vini e i salutari cibi dell’epoca portano il lettore in un entusiasmante viaggio nelle province dell’antica Roma, tra personaggi storici e avventure avvincenti vissute dal protagonista, le cui origini mantengono vivo il prezioso patrimonio culturale della lingua greca di Calabria.
Gianluca Sabatini, appassionato di mare, è alla sua seconda opera letteraria. La prima "Sulle rotte dei Romani", permette al diportista moderno di arricchire il proprio bagaglio culturale nautico e guardare con occhi diversi le località che si affacciano sul Mare Nostrum, nel quale affondano le radici della nostra civiltà.
G.S.



giovedì 12 ottobre 2017

Le fiere rinascimentali di Lione, Niccolò Antinori ed un'opera di Giovanni della Robbia

Niccolò di Tommaso Antinori (nato a Firenze nel 1454) alla sua epoca si era dedicato, con l'aiuto di un fratello, ai commerci ed in particolare frequentava le fiere di Lione dove circolavano anche merci pregiate come ad esempio la seta. Il periodo fra il 1450 ed il 1490 fu poi particolarmente brillante per la città come lo fu pure un periodo successivo . Dal 1466 perfino i Medici di Firenze si erano organizzati in loco come anche fecero i Gondi.
Le fiere lionesi erano quattro volte l'anno ed erano denominate Fiera dei Re (Epifania) , Fiera di Pasqua , Fiera di Agosto (in genere il 4) e Fiera di tutti i Santi. Un rappresentante della numerosa "nation fiorentine" aveva un ruolo. Per un po' di tempo diversi mercanti preferirono riunirsi anche nei pressi di un ponte sul fiume Saona (affluente del Rodano).


la cattedrale di Lione in una vecchia stampa


veduta di Lione nel cinquecento (vecchia incisione)

Ogni fiera durava circa 20 giorni ma i pagamenti in genere venivano regolati qualche tempo dopo le transazioni. Il fratello citato aveva anche preso la residenza a Lione. Negli affari era coinvolto anche un fiammingo e la società aveva sede in una via ancora esistente (Rue Tramassac).
Dal 1494 l'Antinori ebbe diversi incarichi pubblici a Firenze. Nel  1487 acquistò alla periferia della città la bella Villa delle Rose (attualmente utilizzata come hotel di lusso) e poco dopo divenne proprietario di un prestigioso palazzo nella zona del Mercato Vecchio.


attuale palazzo Antinori

Da quanto risulta intorno al 1520 (poco prima della morte) il mercante commissionò a Giovanni della Robbia una grandissima lunetta che fu sistemata nella citata Villa delle Rose (Tavarnuzze) dove rimase per alcuni secoli. Nel 1898 la lunetta fu acquistata dall'americano Aaron Augustus Healy che alla fine la donò al Brooklyn Museum.


Nell'opera che misura cm 174,6 x 364,5 si vede in ginocchio il mercante committente
Foto ufficio stampa Civita

l'Antinori nella rappresentazione robbiana

Un discendente dell'antico commerciante fiorentino (Marchesi Antinori) ha provveduto a far restaurare l'importante opera che dal 9 novembre 2017 all'8 aprile 2018 sarà visibile presso il Museo Nazionale del Bargello di Firenze.
Accanto al manufatto rinascimentale i visitatori potranno anche vedere il ritratto del citato Aaron Augustus Healy che fu realizzato da un notevole artista di altra epoca (ovvero dall'americano John Singer Sargent che - per combinazione - era spesso in Toscana).


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Fra le diverse opere di Giovanni Della Robbia (1469-1530), a titolo di esempio per la grandezza, può essere citata anche la rappresentazione -in quel di Volterra - dell'Assunta che dona la cintola a San Tommaso.
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Nel frattempo a Pistoia fino al 7 gennaio 2018 presso la chiesa di San Leone è esposta un'importante opera di un altro Robbia (ovvero Luca).


la Visitazione di Luca della Robbia
(Giandomenico era il pronipote di Luca)

martedì 19 settembre 2017

L'assassinio di Enrico III ed un romanzo

E' il 2 agosto 1589 quando un monaco estremista (Jacques Clément) aggredì ed uccise Enrico III di Francia nella sua residenza-ora non più esistente- di Saint-Cloud.
Con tale gesto il fanatico voleva vendicarsi per l'uccisione, avvenuta poco prima, di Enrico e Luigi Guisa accesi sostenitori del "partito ultra-cattolico" che si era impegnato in duri e cruenti scontri contro i protestanti. Il re era cattolico ma le forti posizioni dei Guisa l'avevano impensierito dal punto di vista politico in quanto la situazione complessiva minava l'autorità del re. C'era fra l'altro la fazione nobiliare dei Malcontent che spingeva, a danno dei poteri regali, per un maggior ruolo del Conseil della corona e degli États généraux. Infine le ingerenze straniere non erano modeste.

antica stampa che ricostruisce il regicidio

Le guerre di religione in Francia iniziarono all'epoca di Francesco I ed ebbero diverse fasi intervallate da qualche pausa in occasione di qualche editto o di occasionali accordi. Ad un certo punto, dopo la pace di Vervins, il confronto si attenuò ma venne del tutto meno con la laicità della Rivoluzione Francese.

il castello di Saint-Cloud, distrutto durante la guerra franco prussiana del 1870
Una parte residua dell'edificio fu utilizzata dal re di Bulgaria per la residenza di Euxinograd


la giornata delle barricate del 1588 fu un episodio che mise 
in difficoltà Enrico III in quanto Enrico di Guisa era diventato molto potente.
Dopo questo episodio fra l'altro il re era chiamato da molti semplicemente Henri de Valois.
Qualche tempo dopo il Guisa fu ucciso nel Castello di Blois

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Riferendosi a tale contesto lo scrittore Alessandro Dumas padre scrisse il romanzo  I quarantacinque  (la guardia di Enrico III era infatti composta da 45 uomini)


TRAMA DEL ROMANZO: sul finire del turbolento regno di Enrico III, ultimo dei Valois, quarantacinque giovani guasconi giungono a Parigi per proteggere la vita del re e subito il più generoso e leale di loro , Ernauton de Carmainges, contrae una pericolosa passione. Filo conduttore della narrazione è tuttavia l’amore sublime di Enrico de Joyeuse (fratello del potente ammiraglio Anne, favorito di Enrico III) per Diane de Méridor, la bellissima protagonista de “La dama di Monsoreau”, romanzo di cui “I Quarantacinque” è la continuazione. Proseguono le gesta del simpatico Chicot, buffone del re; di Gorenflot, frate gaudente; di Enrico di Navarra, futuro re di Francia; infine del fratello del re Francesco, l’ambizioso duca d’Angiò, che si imbatterà nuovamente in Diane de Méridor….


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venerdì 15 settembre 2017

I Meronvingi richiamano sempre...

La dinastia merovingia regnò per molto tempo ampia parte della Francia e di territori confinanti (Belgio, Lussemburgo ecc.) prima dell'avvento di Carlo Magno. Le zone interessate a tali re furono talora suddivise anche in quattro ducati/regni. Uno di questi era l'Austrasia.
Gli interessati alle vicende (talora affascinanti) di questa dinastia negli ultimi decenni sono diventati più numerosi e conseguentemente sono proposte, spesso a Parigi, interessanti mostre.
A febbraio 2017 si è chiusa al Museo Cluny l'esposizione "le temps merovingies", fino al 2 ottobre 2017 è invece programmata l'iniziativa: "le royame merovingien oubliè l'Austrasie".

presso il Museo Archeologico di Saint-Germain-en-Laye

In occasione di quest'ultima mostra sono anche esposti alcuni reperti recentemente rinvenuti a Saint-Dizier. In questa cittadina furono rinvenute tre tombe di personaggi importanti e la sepoltura di un cavallo. I reperti acquisiti ammontano a circa 200 e nel museo locale è stata curata una sezione permanente. Alcuni dei pezzi ritrovati sono particolarmente interessanti (l'impugnatura di una spada, una decorazione con lapislazzuli ecc.).



riproduzione di parte della pagina del sito www.saint-dizier.fr


affiche dell'iniziativa di Saint -Dizier che ha preceduto la mostra parigina

video informativo su Youtube
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L'Austrasia aveva come capitali Reims o Metz. La separazione del più ampio regno merovingio si ebbe dopo la morte di re Clodoveo ricordato anche in diversi francobolli francesi.


approfondimento: Merovingi 


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venerdì 8 settembre 2017

Regina post mortem

E' una storia del 14° secolo in Portogallo. Ines de Castro era una nobildonna di origine galiziana che poco prima del 1345 divenne l'amante dell'erede al trono portoghese (Pietro I, all'epoca appena sposato).
La situazione cambiò quando la moglie di Pietro morì in conseguenza di un parto. A quel punto i due si sposarono segretamente ed ebbero dei figli.  Poco dopo, nel 1354, ufficializzarono in qualche modo il matrimonio.
Tuttavia, per diversi motivi, la situazione non piaceva al padre di Pietro (Alfonso IV) che decise di far uccidere Ines de Castro.




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la vicenda ha ispirato anche alcune opere teatrali e simili

Dopo il delitto si scatenò una breve guerra civile che vide vincitore il padre.
Nel 1357 Pietro divenne re. Dopo aver punito i responsabili materiali del delitto, decise di considerare regina la defunta Ines e di far costruire un adeguato monumento funebre nel Monastero di Alcobaça.
C'è la leggenda, riportata anche in un dipinto, che il re Pietro organizzò una cerimonia di incoronazione di Ines riesumando il cadavere.



il sepolcro funebre di Ines nel Monastero di Alcobaça
A pochi metri di distanza c'è anche il monumento funebre di Pietro I

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giovedì 17 marzo 2016

A proposito dei saraceni in Sicilia e a Lucera

In questi giorni presso l'Università di Foggia si è svolto un incontro per ricordare gli scritti dello studioso viterbese Pietro Egidi (1872-1929 ) relativamente alla colonia saracena di Lucera.


Egidi si occupò dell'antica colonia saracena e della sua distruzione negli anni precedenti la prima guerra mondiale.
Facendo un piccolo passo indietro il problema dei saraceni di Sicilia si pose poco dopo la conquista normanna della grande isola mediterranea. Per molto tempo la monetazione in Sicilia continuò perfino ad essere molto simile ai tipi arabi.
In tempi relativamente brevi gli islamici siciliani furono indotti a raggrupparsi in alcune zone a sud e ad occidente di Palermo. Nel contempo i sovrani facilitarono insediamenti di lombardi, altri italiani, catalani ecc. in varie parti dell'isola.
Comunque, dati i nuovi scenari, furono molti gli islamici che si sistemarono nella zona di Mazara, nella Valle del Belice ecc. Su tali insediamenti non è mai mancato l'interesse degli storici e degli archeologi. 
atti di un convegno svoltosi a Montevago nel 1990


un libro del prof Maurici

Anche se diversi islamici continuarono a collaborare con i regnanti ed anche a inserirsi in speciali contigenti militari, all'epoca dell'imperatore svevo Federico II fu deciso, anche per evitare alcune inquietudini, di creare delle colonie saracene più a nord e principalmente a Lucera (ora in provincia di Foggia). Gli ultimi punti di resistenza islamica furono a Iato, ad Entella e a Calathamet.  Nel contesto non mancarono anche islamici che preferirono imbarcarsi in direzione delle coste africane.


il castello svevo-angioino che fu costruito a Lucera per presidio
foto wikipedia-Rg2550

La "Luceria Sarracenorum" (Lūshīra) durò per circa 80 anni e all'inizio i residenti ebbero alcune garanzie. Ma in epoca angioina le cose si modificarono molto progressivamente finchè Giovanni Pipino, su ordine di Carlo II d'Angiò, distrusse l'insediamento nell'agosto del 1300. 


vecchia foto del castello di Lucera


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domenica 13 marzo 2016

Lucrezia Borgia reggente a Spoleto e Foligno

All'inizio dell'agosto del 1499, Alfonso d'Aragona che da poco aveva sposato Lucrezia Borgia (figlia di Alessandro VI) temendo che a Roma fossero in corso delle trame politiche che potevano danneggiarlo, si allontanò da Roma. 
Forse per distrarre la giovane sposa (all'epoca incinta) il padre decise quindi di inviarla in missione a Spoleto e Foligno.
Prima di arrivare nella rocca spoletina, il corteo sostò brevemente ad Acquasparta in quello che all'epoca era il castello di Porcaria e dove oggi c'è la frazione di Portaria che ricorda spesso l'evento. Alcuni ipotizzano che Lucrezia abbia fatto anche una brevissima tappa nel Palazzo Mazzancolli di Terni (ora sede dell'Archivio di Stato).

la pro-loco di Portaria organizza ogni maggio un evento commemorativo


antico angolo dell'abitato di Portaria-vecchia foto


la rocca Albornoz di Spoleto dove Lucrezia Borgia ebbe breve residenza nel 1499
foto Reame- wikipedia

Lucrezia era incinta di sei mesi quindi fece il viaggio, all'inizio a cavallo, principalmente in una lettiga. Aveva un discreto seguito e diversi muli trasportavano quanto reputato necessario.
L'escursione estiva è ricordata anche da alcuni versi del poeta Giovanni Marrades Labronio:
Sulla strada per Spoleto bruciante
Sotto il sole d'agosto lentamente
Cavalcava Lucrezia nel mezzo di un fulgido corteo
Di preti e di gentiluomini
La fulva bellezza della sua ridondante chioma
Faceva ombra al brillio dei suoi occhi semichiusi
........
Arrivata finalmente a Spoleto la giovanissima nobildonna ovviamente si insediò nel castello dove ricevette i diversi notabili ed amministrò un po' il territorio (alcune carte della sua reggenza sono ancora conservate). A Foligno nominò un suo rappresentante.
Supponiamo che, fra gli ambienti della Rocca, la reggente si sia soffermata anche nella bella camera pinta.
Il 9 settembre finalmente incontrò il marito e, qualche settimana dopo, rientrò a Roma dove partorì il figlio Rodrigo.

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giovedì 4 febbraio 2016

Memorie della battaglia di Montaperti

Nel settembre 1260 si svolse la celebre battaglia di Montaperti fra senesi (ghibellini) e fiorentini (guelfi). Per la cronaca il sanguinoso scontro avvenne tra la confluenza dell'Arbia col Malena, la torre di Monselvoli e il castello di Montaperti.



Sono passati diversi secoli ma ogni tanto capita che l'antica vicenda venga ricordata.
Ad esempio nel duomo di Siena in qualche occasione è possibile vedere le antenne lignee che erano poste nel carroccio dei fiorentini sconfitti. All'epoca tali legni furono infatti incastonati fra le colonne della chiesa.
Per l'illustrazione di questi ed altri documenti della celebre battaglia, dal 6 febbraio 2016 si attiverà anche un'associazione senese.


 una delle antenne dell'antico carroccio di battaglia, foto  Opera Laboratori Fiorentini – Gruppo Civita. Nella chiesa è interessante anche il dipinto " La Madonna dagli occhi grossi" che probabilmente era sull'altare senese nel momento dello scontro


Comunque non è la sola iniziativa che ricorda quel lontano evento. Proprio a Monteaperti si svolge periodicamente una manifestazione.

locandina della manifestazione di Montaperti (nel luogo della battaglia nell'ottocento fu anche costruita una piramide)

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martedì 26 gennaio 2016

Palermo, Nicodemo ultimo vescovo del periodo islamico

Può darsi che in Sicilia ce ne fossero altri, ma subito dopo la conquista della Palermo islamica ( nel 1072) i combattenti normanni capeggiati da Roberto il Guiscardo trovarono a Palermo un solo "timido" vescovo cristiano. Si trattava di tale Nicodemo che a quanto sembra officiava- secondo i criteri della Chiesa di Costantinopoli- in una piccola chiesetta fra Palermo e Monreale. Secondo alcune cronache tale vescovo stava: " ..ab impiis dejectus in paupere Ecclesia S.Cyriacae.."
Dopo quasi due secoli di dominazione islamica erano rimasti ben pochi residui della presenza cristiana e, se c'erano, questi ovviamente erano spesso di rito bizantino e non romano.
In più i cristiani rimasti erano ovviamente più numerosi nella Sicilia orientale in quanto la dominazione islamica arrivò molto più tardi nella parte est dell'Isola. Gli arabi ci misero infatti un bel po' a conquistare Siracusa e l'ultimo baluardo di Taormina fu espugnato nel 906 (e pare che in quell'occasione fu decapitato il vescovo locale). Furono poi complicatissime le vicende di una cittadina come Rometta.
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A parte queste curiosità, la cultura bizantina nella parte orientale della Sicilia fu persistente per molto tempo e ne sono rimaste anche alcune evidenze artistiche.

affresco in stile bizantino a Siracusa (cripta di San Marziano)
foto di Susanna Valpreda che ha curato il volume
Sikelia- in Sicilia orientale nel periodo bizantino (approfondimenti)


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due frammenti di vecchi libri sulla chiesa di Nicodemo(comunque a quanto risulta il vescovo fu presto invitato a celebrare messa nell'antica cattedrale di Palermo che per molto tempo era stata utilizzata come moschea); di seguito proponiamo invece un link 




martedì 19 gennaio 2016

Emirato di Bari, pochi documenti

Per diversi anni (dall'anno 847 all'anno 871) Bari fu sede di un emirato che, per la sua situazione, inizialmente non fu riconosciuto dai potentati islamici. 
Fra l'altro tutto iniziò quasi casualmente.  C'erano delle discordie fra i signori locali e alcuni di questi chiamarono in loro aiuto dei mercenari islamici, che approfittarono di un momento di confusione per impadronirsi della città.
La vicenda è raccontata anche da Michele Amari nel suo famoso studio intitolato "Storia dei musulmani di Sicilia":
Radelchi...(omissis), per Pandone gastaldo di Bari, fe' chiamare un di que' condottieri per nome Khalfûn, uom berbero, liberto della tribù araba di Rebi'; le cui genti Pandone fe' accampar lungo la marina e sotto le mura. E una notte i Baresi, che abbastanza non se ne guardavano, videro saltare in città quelle frotte scalze, mezzo ignude, male armati e i più di sole canne, scrissero i Cristiani maravigliati di quelle lor lance, di canne indiane, sottili e salde come d'acciaro. Saccheggiarono; uccisero chi resistea: Pandone tra gli altri fu gittato in mare, perchè volea parlare sopra il diritto delle genti. Radelchi, non potendo far altro, li lasciò padroni di Bari...

Non si sa moltissimo di come andarono le cose a Bari durante tale occupazione. Però non manca qualche testo informativo.



Le poche fonti, in genere di ambiente islamico, sono spesso sintetiche ecc.. Qualche scarna notizia è stata pure tramandata dalla comunità ebraica di Oria (nel brindisino) che, all'epoca, era forse uno dei pochi luoghi dove si scriveva. 


vecchia foto: Oria, porta degli ebrei. 
Nella città ci fu un'importate comunità già all'inizio del medioevo e
 vi nacque nel 913 circa anche lo studioso Donnolo da Oria 

Poco altro è accennato in conseguenza di occasionali relazioni che gli islamici ebbero a Salerno. Sicuramente sono rimaste informazioni sulle aggressive escursioni degli islamici in molti luoghi circostanti (inclusa la citata Oria). 


l'imperatore Ludovico II in antico disegno (fonte wikipedia)

Tuttavia, qualche tempo dopo, l'imperatore Ludovico II riuscì, con le forze disponibili nell'area, ad organizzare una coalizione contro gli islamici di Bari. Finalmente nel febbraio dell'871 la cittadella fu espugnata e l'ultimo emiro (Sawdan) fu catturato e portato in catene a Benevento.
Spesso si tratta di notizie di varia provenienza che compongono un mosaico. Qualche informazione sul contestuale attacco navale risulta pure da alcuni testi all'epoca scritti nella lontana abbazia di San Bertino in Francia.  


Fra le pagine viste sull'argomento ne segnaliamo alcune:
Quando Bari era un emirato
Bari e Bagdad
Fra le pubblicazioni sono in genere citati i seguenti libri: L'Emirato di Bari 847-871, di Giosuè Musca e Il fiore sulla muraglia. Sawdan l'emiro di Bari di Francesco P. Percoco (quest'ultimo dedicato a una vicenda un po' romanzata). Tuttavia ci sono altri testi e articoli sono inseriti in pubblicazioni più ampie.



lunedì 11 gennaio 2016

Una terrazza, Michelangelo, Vittoria Colonna e un club

A pochi passi dal Quirinale è ubicata la chiesa di San Silvestro dove i visitatori possono arrivare ad una terrazza e alla facciata di un antico oratorio.


foto alpav (l'oratorio in antico aveva forse funzioni cimiteriali).

In questi luoghi pare si incontrassero il grande Michelangelo, Vittoria Colonna e saltuariamente altri amici.
La marchesa di Pescara all'epoca soggiornava spesso nell'antico convento che era qui funzionante.
Nel 1538-1539 nella chiesa (a quei tempi spesso denominata San Silvestro al Monte Cavallo), fra l'altro, fece diverse predicazioni il senese Lancelloto Politi (Ambrogio Catarino Politi, teologo e giurista).

Vittoria Colonna in un dipinto di Sebastiano del Piombo, conservato nel Museo Nazionale della Catalogna (foto wikipedia).  A Londra è conservata un bel disegno che Michelangelo donò alla nobildonna.

Diverse persone di questo club erano collegate al cardinale inglese Reginald Pole (che fu anche l'ultimo vescovo cattolico di Canterbury) che, in quel periodo, stava parecchio in Italia e aveva fondato a Viterbo un movimento denominato Ecclesia Viterbiensis. A tale movimento avevano aderito anche alcuni individui che poco prima erano stati vicini alle posizioni di Juan de Valdés. 
Vittoria Colonna ebbe alcuni contatti con il cardinale Pole anche quando soggiornò brevemente a Viterbo in un convento.


frontespizio di antico volume del cardinale Pole

Il gruppo voleva trovare una diversa via per confrontarsi con i luterani ma simili progetti non andarono a buon fine. Lo stesso cardinale Pole, a quanto sembra, fu nella rosa dei papabili dopo la morte di Paolo III, ma in quel conclave fu poi eletto il cardinale Giovanni Maria Ciocchi del Monte (Giulio III). 
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uno dei testi di Marcantonio Flaminio

Altri personaggi che gravitarono un po' intorno al gruppo furono Giulia Gonzaga e Marcantonio Flaminio.

approfondimenti:
chiesa San Silvestro al Quirinale
il circolo degli spirituali di Viterbo
Vittoria Colonna a Viterbo
la Pietà di Michelangelo per Vittoria Colonna



Vasto (Chieti) resti della facciata della chiesa di San Pietro. Nella cittadina abruzzese c'è ancora memoria della nobildonna. Ogni anno anche il matrimonio fra Vittoria Colonna e Ferrante d'Avalos viene ricordato ad Ischia e Vasto con piccoli ma simpatici cortei in costume

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